Cos'è
Come cambia il racconto delle mafie nell’era dei social network? Marcello Ravveduto dialoga con i giovani dell’Associazione Korner e con Federico Lacche, giornalista di Libera Radio, sul ruolo delle piattaforme digitali nella diffusione della cultura criminale e sulla necessità di costruire nuove narrazioni della legalità, capaci di contrastare il fascino delle mafie, soprattutto tra le giovani generazioni.

La rivoluzione digitale ha cambiato il modo di comunicare, anche quello dei sistemi criminali. E’ attraverso la pervasività dei social network che questi raccontano se stessi, rendono visibili i loro reality show: basta aprire le app che somministrano il flusso dei contenuti suggeriti dagli algoritmi, seguendo i trend virali degli hashtag o di tanta musica trap e neomelodica.
Le mafie utilizzano i social media per reclutare nuovi affiliati, misurare il consenso, comunicare minimizzando il rischio di essere intercettati, pianificare le attività criminali, sfoggiare ricchezza come dimostrazione di prestigio sociale e minacciare gli avversari in una dimensione sempre più ibrida: digitale e analogica, virtuale e reale.
Sui social media, la criminalità costruisce consenso con una bulimica creazione di contenuti. Una sovrapposizione di narrazioni ed esperienze che realizzano sceneggiature verosimili di vite immaginate che, soprattutto per gli spettatori più giovani, sono la realtà. Basta entrare nelle scuole, parlare con i giovanissimi della loro percezione, per esempio, delle mafie ed ecco che appaiono vite possibili e parallele, per le quali si alternano paura e desiderio.
L’ideologia criminale viene comunicata, ammirata, restituita non tanto nelle narrazioni di finzione o filmiche, ma dai protagonisti, sulle pagine social di ciascuno di loro. Dove design e tecnologia sono progettati e funzionano nella misura in cui sono in grado di creare dipendenza e “connessione” cognitiva con ciò che gli utenti fruiscono. Potere dei social, degli algoritmi e di conseguenza delle mafie.
L’antimafia nell’era digitale, per questo, deve combattere anche su questo terreno, stimolare una narrazione “antagonista”: la bellezza dei diritti scritti nel patto costituzionale, la lotta contro ogni discriminazione, la difesa del lavoro come valore identitario e di libertà collettiva, l’esercizio instancabile della memoria, la luce sui misteri e sulle pagine dimenticate della nostra Storia.
L’antimafia come sapere, come “conoscere per riconoscere”, attraverso gli strumenti del digitale, della rete e della comunicazione creativa. Per sfidare la fascinazione che quelle narrazioni criminali producono sulle fasce sociali e culturali più fragili: per la celebrazione del proibito, dello sfarzo, dell’eccesso, della violenza.
Occorre invadere la rete e i suoi network con una rinnovata e “attraente” narrazione della legalità, della “resistenza” al fascino della rappresentazione del crimine. Ma, soprattutto, occorre una ritessitura dei rapporti tra generazioni, tra culture differenti che abitano gli stessi spazi urbani, tra affettività, vicinanza e solidarietà sociale.
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Eventi per tutti e in particolare per i giovani
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Eventi sociali » Incontro con esperti
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Ultimo aggiornamento: 03-11-2026, 11:56

