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In questa sezione, sono proposte le iniziative che coniugano la cultura con l'impegno civico, promuovendo la conoscenza e la sensibilizzazione su temi di rilevanza politica, sociale e di attualità. Assumono particolare rilevanza, le iniziative messe in campo per commemorare la Giornata della Memoria per le vittime dell’Olocausto, il 27 gennaio, l’Anniversario della Liberazione d’Italia, il 25 aprile e la Commemorazione dell’Eccidio di Sabbiuno del 14 ottobre.

Per quanto riguarda il Giorno della Memoria (27 gennaio), le iniziative messe in campo dall’Amministrazione comunale sono state: nell’ambito della Rassegna teatrale Agorà, è stato messo in scena lo spettacolo La fisarmonica verde, di e con Andrea Satta (30 gennaio, Teatro Biagi D’Antona); il dono da parte dell'Amministrazione comunale alle classi quinte delle Scuole primarie del territorio il libro illustrato La vecchia casa sul canale di Thomas Harding con le illustrazioni di Britta Teckentrup, che narra la movimentata storia della casa sul canale in cui Anna Frank si è nascosta per sfuggire ai nazisti.

Nell'Anniversario della Liberazione, la Rassegna teatrale Agorà proporrà lo spettacolo Memoriae. Territori nazifascisti 1943/45, in collaborazione con l’ANPI di Castel Maggiore (24 aprile).

Memoria e antifascismo

ANPI, Comune di Castel Maggiore

  • Memoriae. Territori nazifascisti 1943/45,  spettacolo teatrale tratto dal libro Memoriae di Antonella Restelli, rivolto alle/agli alunni delle classi terze della Scuola Secondaria di Primo Grado “Donini Pelagalli” di Castel Maggiore (24 febbraio, Teatro Biagi D’Antona);
  • Presentazione del libro I fratelli Marzoli. Il prezzo della libertà, di Katia Sassoni, che racconta la storia di due fratelli che hanno lottato per la libertà e la democrazia e che per questo sono stati vittime di angherie, violenze e soprusi da parte del regime dittatoriale del fascismo (27 marzo, PAS – Parco del Sapere Biblioteca “N. Ginzburg”);
  • Presentazione del libro Americhea, di Antonella Restelli con le illustrazioni di Sara Cimarosti, che narra di una storia autobiografica di resilienza. La protagonista, prima una bambina allegra e gentile, diventa un’adolescente tormentata da una sensazione di disagio e irrequietezza e poi una giovane donna con molti problemi. Nel libro sono presenti anche cenni storici sulla legislazione che riguarda l’emancipazione femminile in Italia (10 aprile, PAS – Parco del Sapere Biblioteca “N. Ginzburg”);
  • Presentazione del libro Nome di battaglia Mimma, di Claudio Bolognini che racconta la storia di Irma Bandiera (22 aprile, PAS -Parco del Sapere "Biblioteca N. Ginzburg");
  • Pastasciutta antifascista, in collaborazione con il Centro sociale Sandro Pertini, appuntamento annuale di distribuzione di un piatto di pastasciutta che rievoca un fatto avvenuto nelle campagne reggiane ad opera della famiglia Cervi il 25 luglio del 1943, giorno della caduta del governo fascista di Mussolini. L’evento di rievocazione vedrà vari momenti di riflessione tramite letture dedicate, visita guidata al monumento ai caduti della Resistenza, momenti musicali e ludici (25 luglio, Parco delle Staffette Partigiane).

Insegnamento del dialetto nella scuola dell’infanzia e primaria

Unione Reno Galliera, Regione Emilia-Romagna

Il progetto “Insegnamento del dialetto nella scuola dell’infanzia e primaria”, dal 2016, ha introdotto l’insegnamento del dialetto bolognese nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria grazie al finanziamento della Regione Emilia-Romagna e all’Unione Reno Galliera, secondo quanto previsto dalla Legge Regionale n. 16 del 18 luglio 2014 per la salvaguardia e la valorizzazione dei dialetti dell’Emilia-Romagna. L’importanza del dialetto risiede nel fatto che è vicinissimo alla vita quotidiana e che rappresenta una diversità di radici storiche, di culture, di esperienze umane che non deve in nessun modo essere disattesa. Il dialetto identifica fatti, luoghi, episodi, storia e tradizioni di un popolo. Insegnarlo a scuola significa rendere le giovani generazioni eredi di una grande ricchezza che durerà nei secoli. Negli anni precedenti, l’insegnamento del dialetto ha comportato un migliore apprendimento delle altre lingue, rivelandosi anche un potente mezzo di integrazione per gli alunni provenienti da realtà linguistiche e culturali diverse dalla nostra.

I docenti degli istituti scolastici che hanno aderito all’iniziativa e i parlanti nativi sono stati coordinati dal referente scientifico del progetto, prof. Stefano Rovinetti Brazzi. Nel 2025, il numero dei parlanti nativi coinvolti nel progetto è rimasto quasi lo stesso della scorsa annualità (20 anziché 23) che, insieme al coordinatore del progetto o da soli, si sono recati nelle classi per svolgere lezioni frontali nelle scuole del proprio comune di residenza. Così i parlanti sono riusciti, innanzitutto, a far squadra tra di loro e, di conseguenza, a creare una rete con il territorio di riferimento, salvaguardando anche le diverse sfumature dialettali che possono esserci tra il dialetto della provincia di Bologna e quello della città stessa.

Il progetto, per l’edizione 2025 che si è conclusa da poco, si è caratterizzato attraverso due azioni principali: il proseguimento del percorso didattico, iniziato negli anni scorsi, il cui scopo è la competenza attiva nella lingua locale, i contenuti vanno dalla cultura tradizionale alla storia e alla quotidianità; la pubblicazione di un opuscolo Stefano Rovinetti Brazzi, Parôl, fotografî e dṡéggn par tachèr a dscårrer in dialàtt bulgnaiṡ (Parole, fotografie e disegni per imparare a parlare in dialetto bolognese). Il fascicoletto è la terza parte dell’omonima pubblicazione del 2023, costituito da brevi unità che iniziano con testi di facile memorizzazione che arricchiscono il lessico e introducono le strutture grammaticali fondanti del dialetto bolognese e da una serie di esercizi concepiti per essere svolti in gruppo o in dialogo con gli altri che aiutano a ricordare, tramite l’uso, quanto si è appreso. Dunque, l'opuscolo contiene alcune brevi narrazioni che sono adatte alle classi della scuola primaria e che servono a stimolare la comprensione del bolognese, non l’acquisizione della grammatica in via sistemica, anche se gli spunti per la riflessione metalinguistica sono numerosi.