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Le conseguenze

 
Le conseguenze

Mercoledì 27 ottobre alle ore 18 inaugurazione mostra fotografica e presentazione con l'autrice Stefania Prandi del suo libro: "Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta" presso la Sala Pasolini

 

Nel libro il racconto delle storie delle famiglie che sopravvivono alla morte della donna amata. Una lunga inchiesta da cui emerge il vuoto lasciato dalle istituzioni e il ruolo ricoperto dalle madri e dai padri per avere giustizia.

Scrive Prandi: «A pagare le conseguenze dei femminicidi — che pesano per generazioni, duecento anni o più — sono madri, padri, sorelle, fratelli, figli. A loro restano i giorni del dopo, i ricordi immobili appesi ai muri, trattenuti dalle cornici, impressi nei vestiti impolverati, le spese legali, i ricorsi, le maldicenze nei tribunali (“se l’è cercata”, “era una poco di buono”), le giustificazioni: “stavano litigando”, “lui era fuori di sé per la gelosia”, “era pazzo d’amore”, “ non accettava di essere lasciato”.

Sempre più familiari (nella maggior parte madri) intraprendono battaglie quotidiane, piccole o grandi, a seconda dei casi.

C’è chi scrive libri, organizza incontri nelle scuole, lancia petizioni, raccoglie fondi per iniziative di sensibilizzazione e fa attivismo online.

Lo scopo è dimostrare che quanto si sono trovati a vivere non è dovuto né alla sfortuna né alla colpa di chi è stata uccisa, ma ha radici culturali ben precise.»

 

A vivere le conseguenze del femminicidio – termine con cui si intende l’uccisione oppure la scomparsa di una donna per motivi di genere, di odio, disprezzo, piacere o senso del possesso – sono madri, padri, sorelle, fratelli, figli. A loro restano i giorni del dopo, i ricordi immobili trattenuti dalle cornici, le spese legali, le umiliazioni nei tribunali, i processi mediatici, la vittimizzazione secondaria.

In mostra un lavoro mai tentato prima. Ovvero raccontare i giorni di chi resta. Questo per testimoniare che l’assenza può tramutarsi in presenza attiva contro la violenza di genere.

Stefania Prandi riesce ad entrare in questo dolore senza spettacolarizzazioni e estetizzazioni, per ricordarci di ricordarle.

 

ORARI DELLA MOSTRA in via di definizione verificare sul sito di Zona Franca www.zonafranca-centroculturale.com

 


 

Stefania Prandi
Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta
Editrice Settenove, 2020
Prefazione di Chiara Cretella
Postfazione di Patrizia Romito
 

 

Un reportage lungo tre anni che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive al femminicidio, gli esiti drammatici della violenza di genere.

A vivere le conseguenze del femminicidio sono madri, padri, sorelle, fratelli, figlie e figli. A loro restano i giorni del dopo, i ricordi immobili trattenuti dalle cornici, le spese legali, le umiliazioni nei tribunali, le accuse mediatiche del «se l’è cercata», «era una poco di buono».

Sempre più familiari intraprendono battaglie quotidiane: c'è chi scrive libri, organizza incontri nelle scuole, lancia petizioni, raccoglie fondi. Il tutto con l'intento di dimostrare che un femminicidio non può essere attribuito al caso, ma è un fenomeno con radici culturali e sociali profonde, attecchite su un senso di proprietà e di dominio degli uomini sulle donne ancora molto diffuso.

La reazione all’infinito dolore individuale, che da personale diventa politico, fatica a essere riconosciuta a livello istituzionale e mediatico. Eppure sono in molti a non smettere di combattere contro l’invisibilità e il silenzio, nemmeno a distanza di decenni dalla morte delle loro figlie, delle madri, delle sorelle. Il vero amore è questo, non quello degli uomini che le hanno uccise. (Stefania Prandi)

«Un libro straordinario. Uno sguardo che nessuno finora ha avuto il coraggio e la determinazione di volgere» (Patrizia Romito)

«Magari state pensando no, ho già abbastanza disgrazie: non ho voglia di ascoltare quelle degli altri. Però ad aiutare quei bambini non saranno i 300 euro dello Stato. che oltretutto non arrivano. Saranno quelli di noi che sapranno nominare la loro storia, senza stancarsi e dargli un posto, senza paura» (Concita De Gregorio)

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